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Contraguda


panoramica del sito
foto 1
panoramica del sito
foto 2
tumulo e fossa b
foto 3
fossa con riempimento in grossi blocchi
foto 4
pianat della struttura megalitica
fig. 5
la struttura megalitica
foto 6
ceramica in corso di studio
foto 7


Perfugas - Contraguda
scavi 2004 ->

Contraguda, un abitato neolitico nella Sardegna settentrionale

Con il nome di Contraguda si indica una collina con sommità pianeggiante (foto 1 e 2), che domina l'abitato di Perfugas e le valli del Coghinas e del Riu Altana. Le ricerche in corso sono condotte dalle Università di Pisa e di Siena e dall'Istituto Fiorentino di Preistoria "Paolo Graziosi" in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per le Province di Sassari e Nuoro, a cui si devono la scoperta del sito. In seguito ai primi sondaggi ai quali è stata riconosciuta l'esistenza di più fasi di insediamento riferibili al Neolitico finale (Cultura di Ozieri), all'Età del Rame (Cultura di Monte Claro) e agli inizi dell'Età del Bronzo (Cultura di Bonnannaro). Gli scavi in estensione hanno interessato la sommità del pianoro e hanno messo in luce una sequenza stratigrafica con almeno tre livelli di insediamento riferibili alla Cultura di Ozieri.

Numerose sono le strutture d'abitato, costituite da buche di palo, da strutture di combustione e da cavità poco profonde scavate nella roccia di base (foto 3 e 4). Le cavità sono molto varie nella forma, da circolare ad allungata, con margini più o meno lobati, e nelle dimensioni, comprese tra uno metro a più metri di lunghezza. Talvolta all'interno e sopra di esse si trovano gruppi di pietre disposte intenzionalmente, che indicano una notevole complessità strutturale.

Di particolare interesse è l'esistenza sulla parte più elevata della collina di una costruzione megalitica in forma di basso tumulo di pietre a contorno sub-ellittico, misurante circa metri 7 x 5 e pertinente alla fase più recente dell'abitato neolitico (fig. 5 e foto 6). Sotto il pietrame di copertura sono emersi allineamenti di blocchi che delimitano la struttura e la suddividono all'interno in vani più piccoli. L'insieme è formato una specie di corridoio centrale, suddiviso da setti, a cui si addossano sui lati nord e sud quattro lobi semicircolari. Al centro del tumulo è incastonato nel muro un blocco di trachite posto verticalmente. Il tumulo di Contraguda non ha per il momento puntuali confronti e viene ad arricchire il panorama delle strutture megalitiche della Cultura di Ozieri.

Abbondante è la produzione fittile (foto 7) comprendente scodelle di vario tipo, tazze troncoconiche e carenate, vasi profondi a pareti convesse ed orlo estroflesso, mentre più rari sono i piatti o "spiane". Abbastanza frequenti sono i frammenti di vasi tripodi, mentre sono scarse le decorazioni plastiche (cordoni, prese e bugne) e le decorazioni incise o impresse. Gli impasti sono prevalentemente semidepurati, seguiti a distanza dagli impasti grossolani; la rarità degli impasti depurati e la scarsità di prodotti di pregio ben si accordano con una produzione ceramica rivolta all'uso quotidiano.

L'osservazione in sezione sottile di alcuni campioni di ceramica suggerisce la produzione locale per la presenza di smagrante formato da plagioclasi, selci, pirosseni, muscovite, quarzo e da vetro vulcanico di aspetto simile a quello che si trova nei sedimenti prelevati sul sito.

Nel complesso la ceramica rientra nel quadro ben noto in Sardegna della Cultura di Ozieri, con una differenziazione tra i livelli basali del deposito, riferibili alla fase iniziale della cultura, e il livello superiore che presenta i caratteri tipici delle fasi più avanzate.

Le date radiometriche non calibrate tutte riferibili ai livelli inferiori del deposito sono comprese tra 5420 e 5070 anni da oggi (le date calibrate sono comprese tra 6300 5750 da oggi) e confermano il quadro cronologico delineato.

L'industria litica è formata prevalentemente da selce e in minor misura da ossidiana del Monte Arci (circa il 4%). Recenti analisi effettuate da R. Tykot e collaboratori dell'Università di South Florida indicano la provenienza da sorgenti diverse: prevalentemente da SC e SA (Perdas Urias e Conca Cannas), come la maggior parte dei siti del Neolitico finale. La scarsità di ossidiana fa supporre che Contraguda fosse un anello terminale nella catena distributiva, e non un centro di smistamento verso la Corsica e la Toscana.

Diversa è la situazione della selce, di cui sono state riconosciute sei varietà diverse, di provenienza locale o da un raggio di pochi km al massimo. Tra di esse spicca una varietà particolare di colore da nocciola a marrone, a tessitura fine e di aspetto lucido o leggermente opaco, presente in liste tabulari più o meno sottili nella formazione delle marne mioceniche affioranti nel territorio di Perfugas. Si tratta di una selce ben riconoscibile e di ottima qualità, che troviamo diffusa nella Sardegna settentrionale e durante il Neolitico è stata esportata in discreta quantità verso la Corsica. A Contraguda questa varietà di selce è la seconda in ordine di importanza ed è servita per una produzione locale di lame regolari e di grandi dimensioni, secondo una tecnica a pressione studiata in dettaglio da Laurent Costa, che presuppone l'uso di una leva e di una punta di rame.

L'esistenza di una attività agricola iniziata già prima dell'impianto del villaggio neolitico è stata evidenziata dalle analisi sedimentologiche e pedostratigrafiche. Ad essa si accompagna l'allevamento del bestiame, prevalentemente bovini e ovicaprini, mentre sono scarsi i suini. Interessante è la presenza tra gli animali cacciati di un piccolo roditore ora estinto, endemico della Corsica e della Sardegna, il Prolagus sardus .

 

Boschian G., Brilli P., Falchi P., Fenu P., Martini F., Pitzalis G., Sarti L., Tozzi C., 2001 - Prime ricerche nell'abitato neolitico di Contraguda (Perfugas, Sassari) , Rivista di Scienze Preistoriche, vol. 51, pp. 235-287.

 

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