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le ricerche
in Toscana


Cala Giovanna


ubicazione degli scavi
foto 1
veduta aerea dello scavo
foto 2
gli scavi in corso
foto 3
elementi di collana in pietra verde
foto 4
frammento di bracciale in conchiglia
foto 5
ascia in giadeitite proveniente dal Piemonte o dalla Liguria
foto 6
struttura di combustione
foto 7
 


Livorno - Cala Giovanna
scavi 2004 ->

Nell'ambito del PIC Interreg IIIA Sardegna, Corsica, Toscana sono state riprese le ricerche nella località di Cala Giovanna. Una prima campagna di scavo vi fu effettuata nel 1998 con il progetto Interreg II (Tozzi, Weiss, 2000).

Si tratta di un piccolo abitato neolitico denominato Cala Giovanna Piano, situato sul promontorio tra la Cala dei Turchi e Cala S. Giovanni, di fronte all'isolotto de La Scola (foto 1 e 2).

L'interesse di questo insediamento è legato, da un lato, alla sua posizione al centro delle rotte che collegavano Corsica, Sardegna e le isole minori del Mare Tirreno con le coste della Penisola, dall'altro alla presenza di un aspetto culturale misto per la prima volta segnalato sulle isole dell'Arcipelago, in cui sono associati elementi della corrente culturale della Ceramica a linee incise e della fase finale della corrente culturale della Ceramica Impressa.

L'abitato doveva essere in origine di alcune centinaia di metri quadrati, ma in seguito all'erosione marina si è ridotto a circa 200 mq, di cui 50 sono attualmente in corso di scavo (foto 3).

Il deposito archeologico affiora in superficie ed è formato da terreno sabbioso grigiastro molto omogeneo in tutto il suo spessore, che non supera i 30-40 cm al massimo, e poggia sulla calcarenite di base. Contiene numerosi frammenti di ceramica, oggetti ornamentali in osso, pietra (foto 4) e conchiglia (foto 5), e manufatti litici ricavati da vari tipi di materie prime (foto 6). I resti faunistici sono composti da numerosissime conchiglie marine raccolte a scopo alimentare e ornamentale (prevalentemente Patella, Monodonta, Cerithium, Conus, Columbella ) e da scarsi animali domestici, prevalentemente pecore e maiale.

Al margine dell'abitato è stata individuata una struttura di combustione (foto 7) formata da una fossa circolare di un metro di diametro e profonda circa 35-40 cm, riempita di terriccio carbonioso e di frammenti calcinati di roccia calcarea. Alcuni carboni raccolti alla base della fossa hanno fornito una data non calibrata di 6090±40 anni da oggi (Beta-181546), che corrisponde a una età calibrata compresa tra 6995 e 6890 da oggi.

La caratteristica più rilevante dei resti ceramici è la decorazione, che comprende motivi impressi, sia alla conchiglia ( Cardium, Columbella, Glycymeris ) che strumentali (tacche, punti impressioni triangolari), decorazioni a linee incise (semplici, a coppie parallele, motivi a scaletta e a losanga) e con tecnica mista a incisione e impressione. Frequenti sono la decorazione plastica con cordoni e gli elementi di presa rappresentati da anse a maniglia e a nastro.

La ceramica trova confronti con l'Epicardiale della Corsica e della Sardegna e con gli aspetti tosco-laziali della Ceramica lineare, ma differisce dalla Ceramica impressa cardiale del vicino insediamento de La Scola (Ducci, Perazzi, 1998; Tozzi, Weiss, 2000). Se consideriamo il rapido innalzamento del livello marino avvenuto durante l'Atlantico, possiamo supporre che La Scola fosse abitata quando era ancora unita a Pianosa, e che sia stata poi abbandonata per Cala Giovanna Piano quando il collegamento si è interrotto.

Pianosa è un'isola formata esclusivamente da rocce calcaree, per cui attraverso l'individuazione delle zone di provenienza delle materie prime utilizzate si può ricostruire l'ampia rete di contatti e di scambi in cui era inserita. Per quanto riguarda la ceramica sono in corso le analisi per stabilire se o in quale misura è stata fabbricata sul posto con le scarse argille locali.

Il quarzo proviene dall'Elba; la selce e la quarzite possono provenire sia dall'Elba che dalle coste toscane, ma due manufatti sono ricavati da selce proveniente da Perfugas nel nord della Sardegna e sono arrivati a Pianosa probabilmente insieme all'ossidiana, che è prevalentemente di origine sarda. Le analisi hanno tuttavia mostrato che l'ossidiana proveniva anche dalle isole di Palmarola e di Lipari. Contatti a media e lunga distanza sono attestati anche dai manufatti levigati in pietra verde, per la quale le analisi petrografiche indicano varie possibili aree di reperimento: tra le più vicine vi sono la Corsica, le isole della Gorgona e del Giglio, il Monte Argentario, ma un'accetta recuperata nel corso degli scavi 2003 proviene quasi certamente da roccia metamorfica di alta pressione, i cui affioramenti più vicini si trovano in Liguria e in Piemonte.

 

Citazioni bibliografiche

Ducci S., Perazzi P. (1998), Una testimonianza del Neolitico a ceramica impressa "cardiale" nell'Arcipelago toscano: l'isolotto della Scola presso l'isola di Pianosa (LI), Proceedings of the XIII International Congress of Prehistoric and Prohistoric Sciences - Forlì - Italia - 8/14 september 1996, vol. 3, section 9, pp. 425-430.

Tozzi C., Weiss M.C., Eds. (2000), "Il primo popolamento olocenico dell'area corso-toscana" , Edizioni ETS, Pisa.

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